martedì 18 aprile 2017

da Dortmund una lezione di Civismo e Sport

L'attacco terroristico al pullman che stava conducendo i giocatori del Borussia Dortmund verso lo stadio  per disputare la gara di andata dei quarti di finale di Champions League contro il Monaco, ha causato il posticipo della stessa al pomeriggio del 12 aprile.
Appena la notizia ha raggiunto lo stadio i tifosi della squadra monegasca hanno intonato il grido "Dortmund Dortmund" sorprendendo piacevolmente quelli tedeschi che hanno risposto con grandi unanimi applausi.
Non paghi di ciò, dato che per il posticipo della gara i tifosi si sarebbero dovuti trattenere per la notte a Dortmund, molti redeschi hanno offerto ospitalità ai sostenitori del Monaco: è bastato un ashtag #bedforawayfans e la catena di solidarietà è dilagata 
La notizia e le numerose testimonianze stanno commuovendo ed esaltando quei valori di Civismo e Sportività che talvolta crediamo smarriti

sabato 15 aprile 2017

DAVIDE DATO una stella italiana su Vienna

Il Buona Pasqua, che da questo blog voglio indirizzare a tutti gli Italiani che vivono all'estero, si sofferma come una stella su un artista strepitoso: Davide Dato, l'étoile del Teatro dell'Opera di Vienna. Sono certo che molti dei miei lettori hanno assistito ai Concerti di Capodanno eseguiti a Vienna e trasmessi dalla RAI;  ci propongono anche suggestive esibizioni di danza classica, il ballerino è Davide Dato.
In lui si concretizza la mia definizione di  "talento in fuga".
In stringatissima sintesi: Davide nasce a Biella nel 1990, presto si sente portato per il ballo, probabilmente quello moderno, ma non è così perché sembra che in lui viva la danza classica, ha 15 anni.
I genitori gli sono vicini, sostengono le sue intenzioni e lo presentano alla Scuola di Danza del Teatro alla Scala per un mese di stage. La conclusione è opposta ai suoi sogni, viene scartato. La delusione è cocente e ben immaginabile, una pagina che, vista la piega che avrà invece la carriera, chiunque avrebbe sbandierato ai quattro venti come una legittima rivincita.
Ma no, Davide Dato viene da una saggia educazione e nella sua biografia non ne fa menzione. La famiglia gli è ancora più vicina e lo affida a grandi maestri come Ludmill Cakalli fino a quando la registrazione di una sua esibizione non è vista dalla direttrice dell'Accademia di Vienna che gli propone una borsa di studio. Davide accetta entusiasta, riempie la valigia e parte.
Saltiamo qualche anno fino al 2016 quando il 26 maggio è nominato ètoile del Wiener Staatsballet, Primo ballerino dell'Opera di Vienna! Che grande, luminosa storia.

Davide, che ha riempito la valigia di speranze, la vede riempita di certezze; siamo fieri di te, grazie per l'onore che porti all'Italia.

Un invito a sfogliare il suo sito, una carriera da applausi
http://www.davidedato.org/

giovedì 6 aprile 2017

Lezione da una nostra giovane emigrante

Rispolvero un brano di una relazione che una giovane Italiana che, emigrata da appena un anno in un Paese dell'UE, mi inviò in occasione del convegno "Una valigia di speranze" che organizzai in Valle Camonica.   
E' parte di un'intervista di cui ho concesso la riproduzione a Teleinsubria
                      

"La sera un orecchio all’Italia non può tuttavia mancare, e così ecco la televisione accesa su uno dei quattro canali che si ricevono qui.  Talvolta raccolgo qualche amaro commento:  
   “Come non vorrei essere italiano”. 
No, io sono italiana, convintamente italiana come migliaia di altri miei connazionali che sono stati ricevuti in un paese straniero, vagliati da stranieri, ma gratificati anche da stranieri per quello che sanno fare. Permettetemi di dire che i giovani emigranti italiani sono la coscienza del Paese, quella che non teme di dire che ci sarebbe molto da fare per migliorarlo. Faccio parte di quella schiera che può vantare un forte credito dall’Italia, quel Paese in cui ha creduto e a cui ha dato o cercato di dare, non ponendosi come obbiettivo di fare il portaborse. Abbiamo portato invece una valigia colma di speranze e, giorno dopo giorno, la riempiamo di certezze" 

lunedì 3 aprile 2017

"GENO", QUELL’IMBATTIBILE ALLENATORE ITALIANO

“Geno Auriemma wins AP Coach of the Year for the ninth time”, ha titolato The Washington Post per annunciare il prestigioso riconoscimento riservato dall’Associated Press a questo allenatore che ha concluso la stagione con  lo straordinario record di 111 vittorie consecutive. 

Il basket non è stato il primo amore per il giovane “Geno”; emigrato dall’Italia negli States fece conoscenza con il softball fino alle scuole superiori, ma durante il secondo anno il basket gettò un seme grazie all’allenatore Buddy Gardler. 
Fu un seme proficuo che ne ispirò l’emulazione; passato alla West Chester State University iniziò la carriera di coach proseguita, come vice, presso la Virginia Cavalier, università fondata da Thomas Jefferson. Il trasferimento all’attuale squadra, la UConn women’s basketball team, avvenne nel 1985 e da allora è stata una continua raccolta di successi di squadra e personali, non si dimentichi, infatti, che “Geno” Auriemma dal 2010 è diventato allenatore della Nazionale femminile portandola ai massimi successi: oro alle Olimpiadi di Londra (2012) e Rio (2016)  e titolo mondiale in Rep. Ceca (2010) e in Turchia (2014)
Grazie al riconoscimento dell’Associated Press Luigi “Geno” Auriemma si è trovato così a festeggiare in modo davvero lusinghiero il suo 63° compleanno, è nato infatti il 23 marzo 1954 a Montella, in provincia di Avellino. 
Sì, un Italiano che a sette anni lasciava con la famiglia il suo paese per la Pennsylvania. E quell’origine così provinciale, ma italiana, Geno la ricorda nella sua biografia, con affetto e malcelata nostalgia, come fa la maggior parte dei nostri connazionali che vivono all’estero, quell’estero che hanno raggiunto decenni or sono con l’anelito di un futuro, una vita migliore. Possiamo immaginarlo mentre, bambino, aiutava i genitori Donato e Marsiella a fare le valigie e la sua l’avrà riempita di speranze che ora trova colma di certezze

Auriemma è marito, padre e nonno felice; sposato da 36 anni con Kathy che conobbe nel 1972, ha tre figli (Jenna, Alyssa and Michael) e la gioia di due nipoti. Ama la sua famiglia e nulla dei pur straordinari successi viola la loro privacy, le pareti e i mobili di casa non espongono trofei ma ricordi di famiglia, con elegante sobrietà.
Geno, we are proud of you!


(foto tratte da Geno Auriemma biography)

sabato 1 aprile 2017

Ritratto di un Italiano esemplare


“Se pensi di fare da solo nella vita, sbagli perché ti serve la collaborazione, l’appoggio della moglie e delle persone con cui collabori; gli operai sono quelli che ti fanno crescere”; sembra un brano di un saggio sul management più attuale dove il coinvolgimento è alla base del cammino di ogni azienda, è invece il messaggio di saggezza che mi esprime un italiano, un siracusano di Floridia che nel 1964, a 25 anni, si imbarcò per l’America sulla Queen Federica, destinazione finale Hartford dove iniziò a lavorare. Sapeva fare il muratore e alquanto bene per cui, dopo un breve periodo,  sentì che doveva e poteva diventare imprenditore e così costituì un gruppo di 17 soci italiani che, ognuno con le proprie disponibilità, mise a disposizione un quota e iniziò a costruire case. Ora, quel gruppo che nel frattempo è cambiato nei numeri e nei nomi, può  orgogliosamente contare l’aver portato a termine ben 550 alloggi e si divide soddisfacenti utili. 
Gaetano Indomenico e Raffaele Trani
Ci si potrebbe sentore appagati e contemplare, compiaciuti, i traguardi raggiunti. E invece no, Gaetano Indomenico ha sempre nel cuore il paese lontano, aldilà dell’Atlantico, coricato tra l’altopiano degli Iblei e una  vallata di verdi agrumeti, Floridia. E' lì che ha dei fratelli, nipoti e molti amici. 
Gaetano Indomenico con il fratello Ettore

Promuove il gemellaggio tra Hartford e Floridia, tra la capitale di uno stato e una cittadina di provincia; sì, perché sia un cordone ombelicale tra le origini e il presente, un cammino verso il futuro. E vuole che questo sia in un libro, scriverlo da solo? No, nell’avventura letteraria coinvolge Raffaele Trani, un ingegnere torinese con la passione della penna, e adesso ha pure in mente un film…
Indomenico fece le valigie per trovare un lavoro continuativo, più redditizio e quell’incipit alla sua partenza non può perdurare, Gaetano pensa allora che sia il caso di creare qualcosa di importante che muova l’economia per la “sua” gente e coinvolgendo (come no?) altri amici imprenditori istituisce un’azienda, la Marconi Italia spa, che sia presente anche nel Connecticut, la Marconi Enterprises, e una grande opera che dia lavoro e sia un polo di attrazione per tanti nuovi visitatori della terra siracusana, un ippodromo, l’Ippodromo del Mediterraneo che, seppure nel territorio comunale di Siracusa, si protenda verso la sua Floridia.
davanti all'Ippodromo del Mediterraneo

Gaetano Indomenico ha costruito per sé e per altri e potrebbe, umanamente e legittimamente, menarne vanto, ma non è così. Quando dall’Italia gli viene detto che gli verrà conferito il Premio ASI Italiani nel mondo, un riconoscimento di portata nazionale che additi a tutti quei nostri emigranti che hanno onorato l’Italia, rimane sorpreso fino a quando, ricevendolo tra le mani si commuove. Accanto a lui, immancabile, la fedele moglie Tina.
Il sindaco di Floridia, Orazio Scalorino, legge la motivazione del premio

(© testo e foto di Gianmaria Italia, proprietà riservata)