mercoledì 25 dicembre 2019

ASI quarto anno di premi agli Emigranti


La Commissione Premio ASI Italiani nel mondo, coordinata dal giornalista Gianmaria Italia, a conclusione del quarto anno di attività rivolta alla ricerca e alla gratificazione di eccellenze italiane residenti all'estero, elenca qui noti i nomi dei 12 premiati nei settori Cultura, Sociale e Sport.
2016
Sport               Andrea GALBIATI “The Wood”, New York
Nato nel 1970 a Monza; più volte campione italiano, europeo e mondiale di kick boxing è maestro di sport da combattimento. Dal 2005 è un apprezzato allenatore presso la famosa palestra Gleason's Gym di New York
Cultura            Maria SARTORI PLEBANI, Lussemburgo
Già insegnante nella Pittsburgh University insegna la lingua italiana in Lussemburgo dove è anche segretaria dell’Associazione Culturale Lombardi. E’ autrice di tre libri didattici.
Sociale                        Bruno RONCARATI, Londra
Imprenditore, giornalista vinicolo è autore di numerose pubblicazioni. Dal 1962 vive a Londra dove da trent’anni è presidente dell’Assoc. Naz. Alpini nel Regno Unito. E’ stato insignito di numerosi titoli e onorificenze.
2017
Sport               Ileana SALVADOR, Stoccolma (Svezia)
Marciatrice veneta, 29 presenze in Nazionale, ha conquistato numerosi successi nazionali ed internazionali e stabilito anche tre record mondiali tuttora imbattuti. E’ l’atleta italiana con più medaglie di specialità. Da 20 anni vive in Svezia dove ha vinto quattro titoli assoluti svedesi. E’ funzionaria dell’Ambasciata italiana a Stoccolma.
Sport                 Luigi “Geno” AURIEMMA, Hartford (Conn, USA)
Nato nel 1954 in prov. di Avellino, vive dal 1961 negli USA dove allena la squadra femminile di basket dell’Università del Connecticut e della Nazionale USA con cui ha vinto 2 titoli mondiali (2010-2014) e 2 ori olimpici (2012-2016).
Cultura            Luisella SUBERNI PICCOLI, Lussemburgo
Regista teatrale dirige la compagnia Teatrolingua (22 elementi di 16 diverse nazionalità). Propone, anche in tournée europee, opere di autori italiani come Italo Svevo, Eduardo De Filippo, Garinei e Giovannini, Carlo Goldoni, Sergio Tofano.
Sociale                        Gaetano INDOMENICO, Hartford (Conn, Usa)
Imprenditore, nel 1964 partì giovanissimo da Floridia (Sr) per gli USA dove divenne costruttore edile fra i più affermati nel Connecticut. Mai dimenticando il suo paese d’origine ne sostiene spesso significative iniziative sociali e imprenditoriali.
Sociale                        FONDAZIONE MIGRANTES, Roma
Nel Trentennale dalla fondazione. Organo della CEI pubblica dal 2006 il Rapporto Italiani nel mondo curato da Delfina Licata.
2018
Sport               Giorgio GAROFALO, Toronto (Canada)
Originario di Terracina (Lt), atleta di taekwon-do ha vinto 2 titoli italiani nel 1998; vent’anni fa si è trasferito in Canada dove ha partecipato a varie gare ottenendo ottimi risultati. E’  importante manager nell’ambito delle ispezioni geologiche. 
Cultura            Salvatore PERRI, Metz (Francia)
Nato nel 1987 in Calabria, si è trasferito a 17 anni a Vienna dove a iniziato a frequentare rinomate accademie internazionali laureandosi in oboe e pianoforte. Dal 2015 vive in Francia dove è applaudito direttore d’orchestra e di coro.
2019
Cultura            Alba CORAINI, Boston, (Mass, Usa)
Nata a Milano nel 1990, laureata con lode all’Humanitas discutendo in inglese una tesi sulla Neurologia. Dopo una proficua esperienza nello studio della SLA presso la Miami University è stata prescelta dall’Harvard University di Boston dove opera.
Sport               Antonio BERLINGIERI, Berna (Svizzera)
Molisano, già campione di karate e di kick boxing, è stato promosso commissario tecnico Nazionale Svizzera di kick boxing.
Sport               Feriana FERRAGUZZI, Liegi (Belgio)
Perugina; ha vinto 2 titoli italiani come calciatrice della Lazio, ha giocato per 99 volte nella Nazionale italiana. Passata nel  1991 allo Standard Femina Liège ne è poi divenuta direttore tecnico, in carica. In Belgio ha vinto 9 campionati, 4 Coppe del Belgio e 4 Supercoppe
la targa-premio per Feriana FERRAGUZZI

mercoledì 18 dicembre 2019

Lussemburgo, seminario di studi

"Ecrire (dans la langue de) l'autre. Italies du départ, Italies de l'accueil"
Oggi, con inizio alle 9:30 e interessando tutta la giornata, si terrà in Lussemburgo, esattamente  presso l’Université du Luxembourg (Campus Belval) questo seminario organizzato dall'Ambasciata d'Italia in Lussemburgo con interventi di Claudio Cicotti, Jean Portante, Carmela Rizzi e Giovanna Pandolfelli

domenica 15 dicembre 2019

Ferraguzzi e Berlingieri premiati a Roma

A Roma, sabato 14 dicembre, nei saloni dell'Hotel Empire, è avvenuta la proclamazione ufficiale di due nostri emigranti che si stanno facendo apprezzare all'estero.
Si tratta del molisano Antonio BERLINGIERI, commissario tecnico della Nazionale svizzera di kick boxing e della perugina Feriana FERRAGUZZI, prima calciatrice ed ora direttrice tecnica dello Standard Femina Liege (Belgio). 
A loro è stato assegnato il Premio ASI Italiani nel mondo.


La targa-premio per Antonio BERLINGIERI
Feriana FERRAGUZZI e qui sotto la sua targa

I rispettivi impegni sportivi hanno impedito a Berlingieri e Ferraguzzi di raggiungere Roma; per Feriana la targa è stata ritirata dalla sorella Tiziana giunta appositamente da Perugia.
Gianmaria Italia consegna la targa-premio a Tiziana FERRAGUZZI



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domenica 8 dicembre 2019

EMIGRAZIONE ITALIANA, se ne parlerà a Milano

UNA VALIGIA DI SPERANZE,
proprio come questo blog, è il titolo scelto per una conferenza-dibattito sull'EMIGRAZIONE ITALIANA


 
L'evento è stato promosso a Milano dalla 
"Biblioteca Gallaratese", grazie al suo responsabile, il Dott Andrea Mangini,  che ha così presentato l'evento:
I migranti sono sicuramente uno dei temi più complessi e controversi dell'agenda
politica nazionale ed europea. 
BiblioGallaratese non ha paura di affrontarlo ma da un punto di vista diverso, che ben poco spazio ha sui media.
Vediamo chi e quanti sono gli emigranti italiani.
E non parliamo solo di miniere, valigie di cartone o transatlantici ma di 130.000
persone soprattutto giovani, di cui 23.000 lombardi, che ogni anno espatriano.
Un flusso migratorio in continua crescita; nostri famigliari che cercano un lavoro,
una realizzazione all’estero, significative risorse che l’Italia sta perdendo.
Ne parliamo con Gianmaria Italia, esperto di Emigrazione italiana.

giovedì 6 febbraio, 18.00   ingresso libero
Biblioteca Gallaratese 
via Quarenghi 21 | Municipio 8   -   Milano 
(Centro Commerciale Bonola - di fronte all'Anagrafe)

venerdì 22 novembre 2019

Lombardia sempre più emigrante


Malgrado la Lombardia sia il motore economico d'Italia è anche quello dove si registra una crescente emigrazione.
Ce lo rivela il Rapporto Italiani nel Mondo edito dalla Fondazione Migrantes e lodevolmente curato da Delfina Licata.
Da questa regione sono stati infatti 22.803 gli espatri nel 2018, pari al 17,7% di 128.583 (totale nazionale delle emigrazioni);  segue il Veneto con 13.379 (10,4%) e la Sicilia con 12.127 (9,4%), Lazio 10.171 (7,9%) e Piemonte 9.702 (7,5%).
Negli ultimi cinque anni la Lombardia ha anche registrato il maggior trend: nel 2014 ci furono 18.425 espatri contro gli 8.765 dalla Sicilia, gli 8.720 dal Veneto, 7.981 dal Lazio e 7.414 dal Piemonte.
Crescita importante anche nel numero complessivo dei residenti all'estero:
nel 2014, su un totale di 4.636.647, ammontavano a 396.672 quelli provenienti dalla Lombardia, alla fine del 2018 erano saliti a 501.124 su 5.288.281 di cui, comunque, la Sicilia detiene il primato con il 14,5% seguita dalla Campania (9,8%), dalla Lombardia (9,5%), Lazio (8,7%) e Veneto (8,1%).
Più in dettaglio notare questo dato: i 396.672 erano il 4% dei residenti in Lombardia, mentre i 501.124 dello scorso anno il 5%
ALBA CORAINI, giovane scienziata milanese approdata a Boston
Potrebbe esserci questa chiave di lettura: emigrano giovani tra i 18-34 anni, ma cresce il numero di quelli tra i 35 e i 49 anni, quindi più appropriati livelli di preparazione culturale e professionale adatti all'attuale mercato internazionale, risorse che l'Italia ha perso.

fonte: Rapporto Italiani nel Mondo curato da Delfina Licata

venerdì 15 novembre 2019

Esodo italiano da Istria e Dalmazia, da non dimenticare

Egea HAFFNER è una dei 350.000 Italiani che Tito e gli esiti della Seconda Guerra mondiale trasformarono in esuli, in profughi dalle terre giuliane, istriane e dalmate.
Una pagina tristissima che parte dai dolori per i soprusi, le violenze, gli eccidi patiti per mano dei titini e poi l’arduo costruirsi una nuova vita in Italia affrontando diffidenze e ostacoli da gente che doveva invece essere solidale, amica.
Egea HAFFNER accanto al baule dell'esodo
“Vivevamo a Pola e la sera del 1° maggio 1945, verso le 8, due titini suonarono alla nostra porta di in via Epulo; chiesero di mio padre Kurt. Come mai?  Lo tranquillizzarono dicendo che dovevano condurlo al Comando per avere delle informazioni, cosa di poco conto, una pura formalità. Mio padre, rassicurato, uscì con il vestito che aveva addosso e una sciarpa al collo. Da quella sera non si seppe più nulla di lui.
Non avevo ancora 4 anni; in seguito i miei mi raccontarono che, qualche giorno dopo, videro la sciarpa del mio povero padre attorno al collo di un titino”. 
Comincia così la rievocazione che fa Egea Haffner di quell’episodio così tragico per la sua famiglia: “I miei cari non si diedero pace nel cercare sue notizie e, sperando che comunque potesse ritornare, mia nonna, ogni sera,  gli teneva via un pezzo di pane”.
Egea venne a sapere che quella delle visite informali, “tranquillizzanti”, erano una consuetudine da parte dell’OZNA, la famigerata polizia politica slava, e toccò decine di famiglie di quella zona istriana. Si diffuse la notizia che centinaia di Italiani, accusati superficialmente di essere “fascisti” quando magari erano semplici funzionari pubblici o nostri militari, erano già stati passati per le armi, soprattutto gettati nelle foibe. Persone che, senza alcun processo e senza alcun valido motivo e comunque senza colpe, dopo essere stati malmenati, seviziati , venivano legati con filo di ferro dietro la schiena ad altri sventurati e gettati in quelle voragini dove, dopo un’atroce agonia, vedevano spegnere  la loro vita. Si suppone che il papà di Egea sia stato gettato nella foiba di Pisino.
La piccola EGEA in partenza da Pola

Ma chi è Egea Haffner, un nome sconosciuto ai più? E’ la bimba di cinque anni dai capelli a boccoli,  ritratta con una borsa da viaggio, un ombrello ed un cartello “Esule giuliana 30001” scritto da suo zio Alfonso: il numero dei polesani più 1, lei,  che stavano lasciando la città istriana, ricca di vestigia romane, per andare in Italia. Un doloroso esodo forzato che, al termine della Seconda Guerra Mondiale, rischiava di trasformarsi in una diaspora.
la Signora EGEA con il marito, Ing Giovanni TOMAZZONI
“Era il luglio del 1946 - mi racconta ora nella sua bella casa di Rovereto dove dal 1972 vive con suo marito, l’Ingegner Giovanni Tomazzoni, una persona davvero gradevole e di profonda cultura – la destinazione sarebbe stata Cagliari dove viveva una sorella di mia madre. Fummo accolti con grande affetto e io giocavo con i miei cuginetti mentre mia madre lavorava come parrucchiera. Si rimase lì per otto mesi, poi ci trasferimmo a Bolzano dove, nel frattempo, si erano sistemati mia nonna e i miei zii paterni. Erano partiti, come profughi,  da Pola imbarcandosi il 10 febbraio 1947 sulla nave Toscana. 

Dato che parlavamo sia italiano che tedesco la scelta di Bolzano fu dettata dalla opportunità di mettere a frutto il bilinguismo. Vi arrivammo in aprile, con tanti ricordi e un enorme baule che conservo tuttora, sistemandoci in un alloggio alquanto disagevole e lì iniziò la mia vita da esule. Bolzano fu molto importante per la mia vita perché nel 1962 conobbi  Giovanni, il mio futuro marito che sposai nel 1966”.
Malgrado le vicende dell’esodo avessero interessato circa 350.000 italiani delle terre giuliane, istriane e dalmate, per il resto del Paese non ci fu grande risonanza, anzi, in alcune località erano malvisti, osteggiati perché accusati di togliere posti di lavoro ai locali, ma ignari di quale dramma li aveva condotti lì, lontani dalla loro terra, privati della loro casa, dei loro beni.
Egea HAFFNER accanto ad alcuni suoi quadri
Trasferitasi con la famiglia a Rovereto ha cresciuto con il marito Giovanni, le figlie Ilse e Roberta e coltivando un hobby significativo: la pittura, opere alquanto apprezzate.

Qui, nel 1997, grazie alla sensibilità del Museo Storico della Guerra, venne organizzata la mostra Istria: i volti dell’esodo. Per la sua realizzazione, che ebbe grande successo e dove intervenne, fra gli altri, anche Fulvio Tomizza, furono raccolti cimeli e foto di quelle tragiche giornate; a simboleggiare l’evento quella foto di una bimba dai capelli a boccoli, l’Esule giuliana 30001.

Il 29 aprile 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, su proposta di Silvio Berlusconi, conferì a Kurt Haffner, attraverso la figlia Egea, la "medaglia commemorativa del Sacrificio offerto alla Patria".
La dedica sulla medaglia a KURT HAFFNER 

Le è appena giunta una notizia che allarga il cuore: a Fertilia, comune nei pressi di Alghero che venne popolato del Dopoguerra da profughi istriani e dalmati, intendono creare un centro che ricordi l'esodo, si chiamerà proprio Egea. Lei  e  il Marito sono stati invitati per la posa della prima pietra. Un onore che premia settant'anni di testimonianza e tutto il nostro affetto.
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Consiglio la lettura di un libro di Raoul Pupo "Il lungo esodo" - ediz. BUR


                                                        (cliccare sulle foto per ingrandirle)

venerdì 25 ottobre 2019

5.288.281 Italiani all'estero

La valigia pronta sulla porta di casa

Sfiorano le 5.300.000 unità i nostri connazionali che hanno preso la residenza all'estero, pari all'8,8% della popolazione in Italia.
Questo il dato ufficiale al 1° gennaio 2019 che ci fornisce oggi la Fondazione Migrantes nella XIV edizione del suo  annuale Rapporto Italiani nel mondo scrupolosamente curato da Delfina Licata.
Delfina LICATA riceve il meritato Premio ASI Italiani nel mondo (Fiuggi, gennaio 2017)

Ne erano stati registrati 5.114.469 esattamente un anno fa, vale a dire sono aumentati di 173.812. Una forte differenza, un notevole incremento rispetto al 1° gennaio 2017 che fu di 140.527
Resta marcata la provenienza meridionale con il 48,9% dal Sud, 35,5% dal Nord (18% dal Nord Ovest e 17,5% dal Nord Est) e il 15,6% dal Centro, mentre è in costante crescita il numero dei lombardi.
Quasi la metà, vale a dire il 45,7% sono di età compresa fra i 18 e i 34 anni; anzi, significativo il 23,4% (1.236.654) hanno fra i 35 e i 49 anni mentre il 20,3% (1.068.784) sono over 65.
Questi i numeri che confermano la costante crescita, ma sono fredde cifre dietro le quali solo le singole famiglie sanno quanto una partenza abbia rappresentato a livello affettivo e per il  nostro Paese una perdita di importanti risorse a cui non si è saputo rispondere, e i dati lo confermano. 
Preoccupante quel 43,7% di Italiani  fra i 18 e i 49 anni: nostri connazionali che cercano all'estero quella realizzazione che non vedono o che non hanno trovato in patria.
Una piaga che, anno dopo anno, allarga i propri confini e interessa sia loro che i famigliari che li vedono partire.
Chi non vive questa esperienza non la può capire.
E' tuttavia constatare che i nostri connazionali sono lodevoli testimonianze, espressioni di una rispettosa integrazione. 

Sintesi dei nostri residenti all'estero negli ultimi 10 anni:
2018    5.288.281
2017    5.114.469
2016    4.973.942
2015    4.811.163
2014    4.636.647 
2013    4.482.115
2012    4.341.156
2011    4.208.977
2010    4.115.235
2009    4.028.370 

Il Rapporto Italiani nel mondo (544 pagine) è edito dalla TAU

martedì 8 ottobre 2019

Verità sui nostri giovani che emigrano

Un interessante articolo firmato da Francesca Barbieri  per Il Sole 24 Ore e intitolato
Perché in Italia un giovane su 4 è troppo istruito per il lavoro che fa
mette il dito sulla piaga della nostra emigrazione della quale, forse per pudore, si parla però ancora troppo poco perché è lo stesso mondo imprenditoriale che non retribuisce come dovrebbe quella risorsa che, invece, altri Paesi ben comprendono, colgono e ne traggono reciproco valore

« Mio figlio dopo la laurea in ingegneria navale, in Italia ha avuto 4 offerte a 500 euro ed è andato a Brema dove lo pagano 3mila euro al mese». «Un mio giovane parente laureato al Politecnico di Milano in ingegneria industriale e specializzatosi al Delft in Olanda ha contattato varie aziende italiane. Una di queste gli ha offerto l’assunzione con uno stipendio di 1.250 euro. Il ragazzo ha rifiutato e due mesi dopo è stato assunto da una grande azienda del nord Europa con uno stipendio iniziale di 3.350 euro». «Ho 42 anni, parlo 4 lingue ed ho esperienza manageriale internazionale e chiedevo un basic salary netto di 3.000 euro al mese piu commission. Com’è che continuo a ricevere offerte da Londra, Dublino, Amsterdam, Berlino, Hong Kong e dall'Italia quasi nulla?».

per comunicarvi col blog scrivere a  gianmaria.italia@gmail.com 

giovedì 12 settembre 2019

Lussemburgo - Visita al Moulin de Kleinbettingen

Chi pensa che il Lussemburgo sia solo terra di audaci finanzieri e acuti economisti deve ampliare la propria conoscenza.
Il Granducato ha una vasta terra fertile per selezionati allevamenti di bovini da latte e ovini e produce ottima birra che, fortunatamente, ha una produzione limitata (si fa per dire) al consumo all'interno dei confini. 

Ma c'è anche una rinomata lavorazione del grano e l'Associazione Culturale dei Lombardi in Lussemburgo ha pensato bene di organizzare una visita del Moulin de Kleinbettingen, trasformatori di cereali dal 1704, che ha sede a Kleinbettingen, a poca distanza dal confine col Belgio.
Vi fanno capo 250 agricoltori che vi conferiscono 18000 tonnellate di grano all'anno, prodotto da 3000 ettari coltivati.
L'Associazione, che si avvale del dinamismo della sua segretaria, la Prof.ssa Maria Sartori-Plebani, non è nuova a queste visite; quella al Moulin è fissata per sabato 21 settembre e rientra nel calendario della giornata "Portes ouvertes des entreprises luxembourgeoises"



mercoledì 7 agosto 2019

MARCINELLE, una ferita che non si rimargina

L'ingresso alla miniera oggi - copyright G.Italia
8 agosto 1956, una data che dal 1° dicembre 2001 identifica la "Giornata Nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo". 
Una data però indimenticabile per chi nel 1956 era già grandicello e seppe della tragedia a Marcinelle, nei pressi di Charleroi (Belgio), esattamente nella miniera di carbone al Bois du Cazier, dove un'esplosione a 1000 metri di profondità aveva causato
262 vittime, 136 erano italiane, in particolare 40 provenivano da Manoppello, paese della Valpescara, in Abruzzo.
A queste sbarre, visibili alle mie spalle, si aggrapparono decine di mani nell'angosciosa attesa di notizie dei loro cari bloccati laggiù nel pozzo.


Era il terzo tragico disastro per numero di vittime in miniera dopo Monongah (6 dicembre 1907: 362 morti di cui 171 italiani)  e Dawson (22 ottobre 1913: 263 morti di cui 146 italiani), un altro oneroso, grave tributo per un lavoro pesante e rischioso.
le torri dellla miniera di Bois du Cazier - copyright G.Italia

Quella tragedia, avvenuta nel pozzo sotto la torre a sinistra della mia foto, ci deve ricordare che oltre 5 milioni di Italiani hanno scelto, spesso dovuto scegliere, di emigrare, lasciare il proprio paese, gli affetti più cari per una migliore certezza nel futuro.
Si pensi quale prezzo l'Italia pagò nelle miniere: dal 1946 al 1963 furono 868 le nostre vittime. 
il ministro Enzo Moavero Milanesi
In occasione dei 63 anni dalla tragedia è interessante rilevare alcuni passaggi del messaggio rivolto ai nostri connazionali all'esteri dal nostro ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi: 
"Nel giorno della sciagura di Marcinelle celebriamo ogni anno la Giornata del Sacrificio del Lavoro. Una ricorrenza solenne e importante che rende omaggio ai tanti Italiani, lavoratrici e lavoratori che hanno onorato e onorano la nostra Patria, ovunque nel mondo con il valore della loro opera e del loro ingegno, animati di desiderio di affermarsi nel paesi in cui si trovano".
Il Ministro, che ha poi rimarcato i ricorsi storici e  l'esigenza di sicurezza e maggior tutela dei lavoratori, ha concluso con questa frase diretta e di alto profilo:
"Cari Amici Italiani, ovunque voi siate nel mondo, dovete essere consapevoli che, con il vostro lavoro operoso, fornite al lusinghiero capitale d'immagine e reputazione della Patria, Rappresentate un essenziale architrave, un'infrastruttura di collegamento che è nostro dovere potenziare e valorizzare. Desidero indirizzarvi il saluto più sincero e un abbraccio fraterno.
Grazie per l'apporto che quotidianamente fornite alla crescita della Repubblica."  



domenica 4 agosto 2019

Successo italiano ai Pacific Games

Andrea Galbiati con Jennifer Chieng
Il monzese ANDREA GALBIATI, che da dieci anni vive a New York dove allena un team di pugili, ha conseguito uno straordinario successo: la sua allieva JENNIFER CHIENG originaria della Micronesia, ha conquistato la medaglia d'oro nella categoria fino ai 60 kg, ai Pacific Games disputatisi ad Apia, nelle Samoa ripetendo il successo del 2015.
Il successo acquista maggior valore se si pensa che, finora, solo tre atleti hanno vinto due volte l'oro in questa manifestazione internazionale.
Il successo del coach Galbiati ci giunge particolarmente gradito perché incorona una lusinghiera carriera con titoli europei e mondiali vinti come atleta; ora, da allenatore, sta raccogliendo i frutti delle sue capacità, l'anno scorso il suo John Pina aveva vinto al Triumph combat Muhai thai rules.
Vive a New York con ELISA ANGELI, star dell'Ice Theatre di New York e il loro piccolo Sebastian. Nel febbraio del 2018 gli è stata riconosciuta la cittadinanza USA per meriti sportivi.
Elisa Angeli

Galbiati è stato anche il primo emigrante italiano a cui l'ASI ha conferito il Premio Italiani nel mondo (Napoli, 20 marzo 2016)
Congratulazioni vivissime, Andrea!  

sabato 3 agosto 2019

a BERLINGIERI e FERRAGUZZI il Premio Italiani nel Mondo 2019

Quest'anno il PREMIO ASI ITALIANI NEL MONDO  sarà  conferito a due eccellenze nello Sport: Feriana FERRAGUZZI (Belgio) e ad Antonio BERLINGIERI (Svizzera).
Dalla sua istituzione questo riconoscimento, ideato da Gianmaria Italia con l'immediato assenso del Presidente nazionale Claudio Barbaro che l'ha inserito nelle massime onorificenze di Assoc. Sportive Sociali Italiane, ha già portato il proprio nome e la lode a 10 emigranti italiani che si sono distinti nella Cultura come nello Sport e nel Sociale.
Un premio davvero straordinario perché esprime, per l'origine dei suoi premiati, ogni parte d'Italia, a dimostrazione dell'onore che la nostra Emigrazione porta alla Patria.
Andrea Galbiati fu il primo premiato, eccolo tra Claudio Barbaro e Giancarlo Iaccarino, console del Lussemburgo 
In particolare:
4 vivono negli USA (l'avellinese Geno Auriemma, la giovane scienziata milanese Alba Coraini, il campione monzese Andrea Galbiati e l'imprenditore siracusano Gaetano Indomenico), 
2 in Lussemburgo (la regista triestina Luisa Suberni Piccoli e la docente bolzanina Maria Sartori Plebani), 
1 in Canada (Giorgio Garofalo da Terracina), 1 in Gran Bretagna (il giornalista ferrarese Bruno Roncarati), 1 in Francia (il musicista cosentino Salvatore Perri), 1 in Svezia (la veneta Ileana Salvador, miglior marciatrice italiana di tutti i tempi).
Il Premio è stato conferito anche alla Fondazione Migrantes, organo pastorale della CEI, per la costante attenzione alla nostra emigrazione. 
Ora l'Albo d'oro si arricchisce di due nuove nazioni, Belgio e Svizzera, annoverando i nomi di altrettanti eccellenti esponenti dello Sport, vale a dire:  


Feriana FERRAGUZZI  in Nazionale a Monza
FERIANA FERRAGUZZI, perugina di S.Martino dei Colli, calciatrice che nel ruolo di centrocampista aveva poche rivali al mondo.  Esordì nel Perugia nel 1975 passando alla Lazio vincendo gli scudetti 1979-1980. Il suo talento non passò inosservato e venne ingaggiata dallo Standard Fémina Liège dove confermava a pieno le proprie capacità, tanto che, terminata la carriera di calciatrice, il club belga la promosse direttore tecnico, carica che ricopre attualmente. 
Da sottolineare che Feriana non ha mai dimenticato l'Italia rispondendo sempre, per ben 99 volte, alla convocazione della nostra Nazionale per la quale ha anche segnato una rete in Coppa del Mondo (1991).
Si è ritirata dalle competizioni internazionali nel 1993 dopo il Campionato Europeo ed essere premiata quale miglior calciatrice del torneo.
Antonio BERLINGIERI

ANTONIO BERLINGIERI, molisano di Isernia, vive dal 1972  in Svizzera, a Meiringen nel Canton Berna. E' campione di kick boxing 7° dan e di karate 4° dan; si aggiunga che è direttore tecnico sia degli Haslifighters e della Nazionale svizzera di Kick boxing (WACO). Dirige due palestre e da un anno ricopre la carica di d.t. della WKU di Kìck boxing, specialità Pointfighting. Tra le sue enormi soddisfazioni, oltre  quella dei numerosi lusinghieri risultati internazionali, quella di vedere la propria figlia Patrizia seguire, e con successo, le orme sportive del papà. 
Patrizia BERLINGIERI


La proclamazione ufficiale ed il conferimento avranno luogo a Roma il 14 dicembre durante il Consiglio Nazionale dell'ASI alla presenza del suo presidente, il Sen. Claudio Barbaro.

sabato 20 luglio 2019

Carta Identità Elettronica per Italiani all'estero



Il 17 luglio il  ministro degli Interni MATTEO SALVINI ha firmato il decreto che approva il documento contenente le modalità di emissione della carta d'identità elettronica (CIE) per i cittadini italiani residenti all'estero.
Tale documento potrà essere richiesto ed emesso direttamente nella rete dei consolati dell'Unione Europea e in quelli nei quali la CIE garantisce la libera circolazione (Andorra, Svizzera, Principato di Monaco, San Marino, Norvegia, Città del Vaticano, Islanda e Liechtenstein)

lunedì 15 luglio 2019

FERIANA FERRAGUZZI, dall'Italia al Belgio sempre vincente

Feriana Ferraguzzi, prima in piedi a sinistra, in Nazionale a Reggio Emilia il 27.11.1988
copyright Gianmaria Italia 

I recenti Mondiali di calcio femminile in Francia hanno portato alla ribalta una realtà sconosciuta a molti, non tanto perché delle ragazze giochino al calcio (sarebbe deplorevole), quanto l'ampia diffusione e l'alto livello tecnico raggiunto.
L'Italia può comunque vantare di avere creduto fortemente in questo Sport già quasi una quarantina d'anni fa; infatti nel 1981 la nostra Nazionale vinceva in Giappone la prima edizione del Mundialito.
Proprio quell'anno una nostra calciatrice, la perugina Feriana Ferraguzzi, dopo avere conquistato con la Lazio gli scudetti 1979 e 1980, accettava la proposta dello Standard Fémina Liège e raggiungeva il Belgio.
Qui inanellava successi: 9 campionati nazionali, 4 Coppe del Belgio, 4 Supercoppe. 
Feriana Ferraguzzi con la Nazionale a Monza
copyright G.Italia

Nel frattempo però non dimenticava l'Italia e rispondeva presente a tutte le 99 convocazioni in Nazionale che le pervennero dal 1975 al 1993; in azzurro partecipava, in Cina, alla prima Coppa del mondo  segnando un goal. Ferraguzzi fu una straordinaria centrocampista. Si ritirò dopo gli Europei del 1993 di cui venne premiata quale  miglior giocatrice del torneo.
Una volta terminata l'attività di calciatrice lo Standard Fémina Liège, consapevole dei suoi valori, la trattenne come direttore tecnico, un ruolo che ricopre tuttora e che l'ha portata a conquistare altri successi: 8 campionati nazionali, 4 Coppe del Belgio e 3 Supercoppe. 
Ferraguzzi nello Standard Fémina Liège

La commissione del Premio Italiani nel mondo, istituita da ASI, Associazioni Sportive Sociali Italiane, ha deciso all'unanimità di conferirle questo prestigioso riconoscimento - edizione 2019. 

per comunicarvi col blog scrivere a  gianmaria.italia@gmail.com   

  

venerdì 12 luglio 2019

Oltre 3.000 Italiani detenuti all'estero

3.278 nostri connazionali sono reclusi in varie parti del mondo: l'80% in Europa, il 14% nelle Americhe ed altri, forse quelli che vivono situazioni ancor più travagliate, in galere di altri Paesi.
La comunicazione arriva dal nostro Ministero Affari esteri, ma ne ha fornito un dettagliato reportage l'AGI Agenzia Giornalistica Italiana
Ben 3 su 4 sono ancora in attesa di giudizio mentre solo 1 su 5 ha subito una condanna.
Davvero umilianti le condizioni in cui molti di loro sono reclusi, lesive dei più elementari diritti dell'uomo; si pensi a coloro che sono malati ma senza adeguate cure, hanno problemi di lingua e quindi dialogo con le autorità locali e gli altri prigionieri. In altri casi questo ha causato gravi conseguenze, come per Angelo Falcone e Simone Nobili che in India, nel 2007, furono costretti a firmare una dichiarazione in hindi, lingua loro sconosciuta, che si è rivelata una confessione, con tutte le immaginabili conseguenze ed implicazioni. 
Un'ampia analisi di questa grave, quando non pericolosa situazione, l'ha svolta Katia Anedda, presidente dell'onlus Prigionieri del silenzio, con sede a Torino, che dal febbraio 2008 si occupa di questa dolorosa realtà che meriterebbe maggiore e più efficace attenzione da parte del nostro potere politico. Nel suo statuto, infatti, c'è l'intento di creare un movimento di opinione pubblica in favore dei detenuti italiani all'estero. 
D'altronde non è detto che, perché recluso, uno sia colpevole.


martedì 2 luglio 2019

UE, vergogna britannica

Oggi, a Strasburgo, in occasione dell'inaugurazione della nona sessione del Parlamento Europeo, alcuni parlamentari  del Brexit Party, quello che fa capo a Nigel Farage, hanno voltato le spalle alla Presidenza durante l'esecuzione dell'Inno alla Gioia, vala dire l'inno ufficiale dell'Unione Europea.
Euroscettici che però non rifiuteranno il lauto stipendio delle casse dell'UE
Inutile aggiungere specifici comment, mi preme pensare alla delusione che avrà attraversato la coscienza di quegli europarlamentari, anche italiani, che avevano applaudito alla presa di posizione di Farage e l'esito dell'Exit.
Partiamo bene...

martedì 14 maggio 2019

EUROPEE, Prima gli Italiani! Davvero?

Prima l'Italia, Prima gli Italiani
Slogan che si ripetono ad ogni vigilia di euroelezioni; promesse che ci fanno pensare che, forse, quelle di un marinaio sarebbero state più attendibili.

Il Parlamento europeo di cui si fa un gran parlare e sempre più in modo sgradevole, sembra però insensibile, sordo ad un verdetto pronunciato dagli stessi elettori: la popolarità.
Risale al 1979 la prima elezione a suffragio universale; ah, grande emozione, andò alle urne il 61,99% degli aventi diritto che però si intiepidì di anno in anno, infatti dieci anni dopo fu il 58,41% mentre nel 1999 partecipò solo il 49,51% 
Molto significativo l'esito dell'ultimo appuntamento: nel 2014 si scese al 42,61%
Questa è però la media dove l'Italia, con il 57,22% , fu quinta dopo il Belgio (89,64), il Lussemburgo (85,55), Malta (74,80) e Grecia (59,97) la nazione che ha portato più elettori a in questa consultazione
Ciononostante, riconosciamolo, l'EU non è stata mite con Atene mentre sovente l'emiciclo di Strasburgo ha varato provvedimenti impopolari, sgraditi all'Italia e la giustificazione è stata: "ce li ha imposti l'Europa"
Ma quale peggior offesa!
Non si dimentichi che l'Italia, dopo la Germania (94) e la Francia (74), dispone di ben 73 europarlamentari lautamente retruibuiti e se questi si fanno sopraffare dalle decisioni degli altri significa che non hanno la necessaria capacità di rappresentare pienamente chi li ha eletti.
Facciamolo presente a chi ci viene a promettere che a Bruxelles mostrerà i bicipiti, non cediamo alle sirene di uno slogan che merita invece di essere onorato.

giovedì 9 maggio 2019

ALBA CORAINI, scienziata milanese all'Harvard University


Ancora una volta il Premio ASI Italiani nel mondo, ideato da Gianmaria Italia nel 2015, si rivolge ai nostri giovani che si stanno facendo onore all’estero.
Alba Coraini
Dopo il cosentino Salvatore Perri e il plauso all'agenzia pubblicitaria Leo Burnett (ragazza italiana che a Natale trova davanti all'uscio della sua casa di New York dei torroncini Sperlari) ecco il merito ad una milanese, nata nel marzo 1990.

Si è dedicata, fin da ragazzina, allo Sport esprimendo un ammirevole eclettismo e conseguendo ragguardevoli risultati: nuoto (brevetto di bagnino conseguito nel 2006), karate (cintura marrone), corsa e, da vent’anni, equitazione.
Parliamo di ALBA CORAINI a cui, mercoledì 8 maggio, Gianmaria Italia, affiancato dal presidente di ASI Lombardia Marco Contardi, ha consegnato la targa del Premio ASI Italiani nel mondo.
Italia, Coraini e Contardi
Le ragioni del conferimento non sono però sportive, ma scientifiche. Alba è infatti una ricercatrice; accanto alla laurea (110/110 con lode) conseguita nel luglio 2016 presso l'Humanitas University discutendo la tesi: "Snake eyes sign-associated motor neuron disease (MND): a new clinical entity?", ha lungamente studiato presso la Miami University. Le speranze che aveva riposto allora nella sua valigia si sono presto tramutate in certezze perché ha maturato una proficua esperienza internazionale.
Alba Coraini in occasione di una visita al MGH

Ora, dopo aver superato brillantemente una severissima selezione (unica italiana prescelta), approderà all'Harvard University Medical School per un contratto quadriennale presso la Massachusetts General Hospital e al Brigham and Women's Hospital di Boston dove continuerà la sua ricerca sulla sclerosi laterale miotrofica. 
Il Senatore Claudio Barbaro, presidente nazionale dell'ASI e da sempre sostenitore dei nostri ricercatori e scienziati che operano all'estero, aveva condiviso fin dall'inizio il parere favorevole di  Italia nella scelta di Alba.
La Commissione ASI, all'uopo istituita, le ha assegnato all'unanimità l'importante riconoscimento con questa motivazione: "per i ragguardevoli risultati conseguiti in campo nazionale ed internazionale nell'ambito della Ricerca Neurologica; frattanto, alla vigilia della sua lusinghiera esperienza presso l'Harvard University di Boston, le formula i migliori auspici per sempre più prestigiosi traguardi che onorino le sue capacità, il suo impegno e l'Italia".
E' utile sottolineare che questo Premio, che con Alba, ha già gratificato 10 connazionali distintisi all'estero e la Fondazione Migrantes, non ha alcun fine commerciale; si tratta di una libera iniziativa voluta dal giornalista Gianmaria Italia che, sia per ragioni famigliari che professionali, da una ventina d'anni si occupa dell'Emigrazione italiana.